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Proseguiamo il nostro viaggio nel tempo sulla linea della storia del beagle: l’800 sarà il secolo in cui la razza viene validata.
L’Ottocento è il secolo in cui il beagle smette di essere semplicemente un cane da lavoro e diventa anche un soggetto di studio, competizione e codificazione ufficiale.
Il fermento che attraversa la cinofilia inglese in questo periodo è straordinario: nascono le prime esposizioni canine, si moltiplicano i club di razza e si avverte l’esigenza di mettere per iscritto i caratteri distintivi di ciascun cane. Il beagle non fa eccezione.
Nel 1859 si tiene a Newcastle la prima esposizione canina moderna della storia britannica. Questi cani compaiono nelle prime mostre degli anni Sessanta, ma è nel 1873 che il Kennel Club britannico viene fondato ufficialmente, aprendo la strada alla registrazione sistematica delle razze.
1895: il primo standard ufficiale di razza
Il beagle entra nel registro quasi subito, e nel 1890 nasce il Beagle Club britannico, che nel 1895 pubblica il primo standard ufficiale di razza. Quel documento fissa per la prima volta in modo preciso le caratteristiche fisiche ammesse, le taglie, i colori del mantello e le proporzioni corporee ritenute ideali.
Lo standard del 1895 prevedeva due varietà dimensionali: i cani fino a 33 centimetri al garrese e quelli da 33 a 40 centimetri. Questa distinzione, pensata per adattare il cane a diversi contesti di caccia, rifletterà per decenni le preferenze dei cacciatori inglesi. I beagle più piccoli erano particolarmente apprezzati per la caccia in terreni fitti e accidentati, dove la maneggevolezza valeva quanto la velocità.
Negli stessi anni, oltreoceano, il beagle compiva un percorso parallelo. Nel 1884 nasce l’American Kennel Club, e il beagle era tra le prime razze ad essere registrate. Nel 1888 nasceva il National Beagle Club of America, che organizzava field trial, ovvero prove sul campo, per valutare le doti olfattive e di caccia degli esemplari. Le competizioni americane enfatizzavano le qualità funzionali più di quelle estetiche, generando un tipo di beagle leggermente diverso da quello inglese da esposizione, ma ugualmente pregiato.
Il carattere che ha fatto la storia: perché il beagle ha resistito a tutto
Raccontare la storia del beagle significa anche capire perché questa razza abbia attraversato i secoli con una vitalità che pochi cani possono vantare. La risposta sta in una combinazione di qualità che i selezionatori hanno preservato con cura: un naso di precisione assoluta, un’energia inesauribile, un temperamento allegro e socievole, e una resistenza fisica notevole. Queste caratteristiche lo rendevano insostituibile in caccia e irresistibile come compagno domestico.
Il beagle è un cane che non conosce paura né scoraggiamento durante la traccia. Una volta che ha catturato un odore, segue la pista con una determinazione che i cacciatori descrivevano come “tenacity”, tenacia. Questa stessa qualità, tradotta in contesto domestico, si manifesta come curiosità insaziabile, voglia di esplorare e una certa indipendenza di pensiero che può mettere alla prova anche i proprietari più pazienti. Ma è proprio questa personalità forte e vivace ad averlo reso così amato.
Un’altra chiave della longevità di questa razza è la sua robustezza genetica. Selezionato per secoli in funzione di prestazioni concrete, non di canoni estetici esasperati, il beagle è rimasto un cane sano, proporzionato, capace di vivere a lungo e in buona salute. Questo dato non era perso di vista dai cinofili ottocenteschi più avveduti, che nel redigere i primi standard cercarono di preservare la funzionalità accanto alla bellezza.
A domani con l’ultimo capitolo della storia della razza beagle!
