Proseguiamo il nostro viaggio nel tempo sulla linea della storia del beagle: ora siamo nel ‘700, il secolo in cui la razza prende forma.
Il Settecento rappresenta un punto di svolta decisivo nella storia del beagle. Dopo secoli di selezione empirica, i proprietari inglesi iniziarono a distinguere con più chiarezza i diversi tipi morfologici che si erano sviluppati nelle varie contee.
Due tipi principali si contrapponevano: il Southern Hound, un cane più pesante e lento, con un olfatto eccezionale ma scarsa velocità; e il North Country Beagle (o Northern Hound), più snello, veloce e agile, ma con un naso meno infallibile. La sintesi tra questi due tipi, condotta nel corso del XVIII e soprattutto del XIX secolo, avrebbe dato vita al beagle moderno.
In questo periodo è fondamentale la figura del Reverendo Phillip Honeywood, che intorno al 1830 costruì nella contea dell’Essex una muta di beagle considerata dagli storici cinofili come il nucleo fondatore della razza moderna. Honeywood selezionò gli esemplari puntando su qualità olfattive e comportamentali, non sull’aspetto fisico.
Fu Thomas Johnson, qualche anno dopo, a occuparsi di affinare il tipo morfologico, producendo linee di cani che erano belli da vedere oltre che efficienti in caccia.
Parallelamente, in America si stava sviluppando una variante locale. I coloni avevano portato nel Nuovo Mondo cani da caccia di tipo simile al beagle già nel XVII secolo, e nel corso del Settecento si erano diffusi in tutto il Sud degli Stati Uniti.
Questi cani americani, però, erano spesso più rustici e meno uniformi tipologicamente rispetto alle mute inglesi di punta. La vera rivoluzione oltreoceano sarebbe arrivata solo nella seconda metà dell’Ottocento, con l’importazione di linee britanniche di qualità.
A domani con il prossimo capitolo della storia della razza beagle!
