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La storia dei beagle è un viaggio attraverso caccia, nobiltà e la passione tipicamente inglese per i cani. Tutto ha inizio nel Medioevo.
Beagle: origini, evoluzione e primi cento anni di una razza leggendaria
Le radici medievali: quando i beagle erano piccoli e rumorosi
La storia del beagle affonda le radici in un Medioevo inglese popolato di foreste, cervi e nobili appassionati di caccia.
I primi riferimenti a cani di piccola taglia impiegati nella caccia alla lepre risalgono al XIV secolo, quando i testi inglesi menzionano cani chiamati beagles, termine la cui etimologia è tuttora dibattuta. L’ipotesi più accreditata riconduce il nome al francese antico beigh o al gallese beag, entrambi significanti “piccolo”. Un’altra corrente lo lega al termine gaelico beag, con lo stesso significato. Qualunque sia l’origine del nome, è certo che questi cani erano già distinti per una caratteristica che li avrebbe resi celebri nei secoli: il naso.
Nel XV e XVI secolo i beagle erano talmente diffusi nelle campagne inglesi da diventare quasi un accessorio della vita aristocratica. La regina Elisabetta I era nota per la sua passione per i cosiddetti Pocket Beagles, animali talmente minuscoli, circa 25 centimetri al garrese, da poter essere trasportati nel taschino della giacca da caccia. Questi cani agilissimi venivano usati in mute durante la caccia a piedi, un’attività che non richiedeva i grandi destrieri delle cacce al cervo e che quindi era accessibile a un pubblico più ampio di cacciatori.
La caccia con i beagle, chiamata “beagling”, era una pratica sociale tanto quanto sportiva. Le mute, composte da decine di esemplari, inseguivano la preda con un abbaiare ritmico e melodioso, che i cacciatori descrivevano come una vera e propria musica della campagna inglese. Non era raro che le corti reali ospitassero decine di questi cani, curati e allenati da allevatori professionisti.
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