Beagle e tartufi: può sostituire il lagotto?

Beagle e tartufi

Il beagle può cercare tartufi e funghi? Sì, ha il fiuto per farlo, ma il vero re è il lagotto: ecco pro, contro e come addestrarlo.

Con l’autunno si apre la stagione dei boschi, e la domanda arriva puntuale: dato che il beagle ha uno dei nasi più celebrati del mondo canino, perché non portarlo a tartufi?

La risposta breve è che si può, ma bisogna distinguere tra “può imparare” e “è la scelta migliore”.

Il beagle non è un cane da tartufo “di razza”

In Italia il cane da tartufo per eccellenza è il lagotto romagnolo, razza nata nelle zone paludose della Romagna come cane da riporto in acqua e poi riconvertita alla cerca del tartufo. È considerato l’unica razza specializzata in questo lavoro, e molti cercatori, ai nostri giorni, usano anche incroci, bracchi e segugi: a fare la differenza, sottolineano gli esperti, sono l’addestramento e la complicità con il proprietario.

Il beagle compare con regolarità negli elenchi delle razze utilizzate per la cerca, accanto a pointer, setter, labrador e cocker spaniel, ma come razza “adatta”, non come specialista riconosciuto.

Perché il naso del beagle è un vantaggio

Il fiuto non è in discussione: il beagle ha un olfatto straordinario ed è un cane selezionato da secoli per lavorare con il naso a terra. Per questo gli istruttori di nose work ripetono che l’attività olfattiva trasforma la sua più grande “debolezza” in un talento.

Il tartufo, in fondo, è un odore da imparare: si abitua il cane al profumo con un gioco di ricerca e lo si premia ogni volta che lo trova e lo segnala, un metodo che si adatta bene a un cane molto motivato dal cibo come il beagle.

Dove invece il beagle è in svantaggio

Il problema è il carattere, più che il naso. Il beagle è nato per seguire le tracce degli animali in autonomia, e anche un esemplare ben educato può partire dietro all’odore di un coniglio o di un capriolo ignorando ogni richiamo. In un bosco, con la selvaggina sempre dietro l’angolo, è una distrazione concreta.

Il lagotto, invece, ha un istinto predatorio basso ed è selezionato per l’obbedienza, e questo lo rende molto più facile da gestire durante la battuta. A completare il quadro, il beagle segnala il ritrovamento in modo diverso dal lagotto, che scava: nei cani da tartufo il comportamento di segnalazione va insegnato con cura, per evitare che rovini la tartufaia o il tartufo stesso.

E con i funghi?

Per i funghi epigei, quelli che crescono sopra il terreno come i porcini, il discorso è ancora meno consolidato: non esiste una tradizione italiana di cani da funghi paragonabile a quella dei cani da tartufo.

Sono però documentati casi di cani addestrati a trovare le spugnole, tra cui un beagle di piccola taglia, con un’avvertenza: ogni specie di fungo ha il suo odore e va insegnata separatamente. Un cane che sa trovare un tipo di fungo può ignorarne un altro, anche molto evidente.

Cosa dice la legge?

Chi vuole fare sul serio deve sapere che la ricerca del tartufo in Italia è regolamentata: serve l’autorizzazione e ogni raccoglitore può portare con sé al massimo due cani. Vale la pena informarsi presso la propria Regione prima di partire, dato che le norme variano da zona a zona.

Il consiglio per chi ci vuole provare ad andare a caccia di tartufi con il beagle

Se ami i boschi e hai un beagle curioso, provarci può essere un ottimo modo per dargli un lavoro “da nasone” e rafforzare il legame con lui. Conviene partire dal nose work in casa e in giardino, con odori nascosti e ricompense, lavorare a lungo sul richiamo e tenerlo al guinzaglio lungo durante le prime uscite.

E nei boschi, attenzione: un beagle goloso e con il naso a terra può ingerire funghi sconosciuti o rifiuti. Meglio non perderlo mai di vista.

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