Il beagle riconosce sé stesso allo specchio? Cosa dice la scienza

Il beagle non si riconosce allo specchio, ma la scienza ha scoperto un altro modo, più adatto al suo naso, per dimostrare autocoscienza.

Mettete un beagle davanti a uno specchio e osservate cosa succede. Nella maggior parte dei casi, il cane abbaia, gioca, cerca di annusare “l’intruso” o guarda dietro la superficie riflettente per capire dove sia finito l’altro cane. Una reazione che, agli occhi della scienza, ha un significato preciso: il beagle, come la quasi totalità dei cani, non supera il celebre test dello specchio.

Il “test dello specchio” applicato al beagle

Ideato negli anni Settanta per misurare l’autoriconoscimento visivo negli animali, il test funziona in modo semplice. Si applica un piccolo segno sul corpo dell’animale mentre è incosciente o distratto, poi lo si mette davanti a uno specchio. Se l’animale tocca il segno su di sé, anziché reagire al riflesso come fosse un altro individuo, significa che ha compreso di stare guardando la propria immagine.

Solo pochissime specie superano questa prova, tra cui scimpanzé, delfini, orche ed elefanti: gli animali considerati cognitivamente più sofisticati secondo questo parametro. I cani, beagle compresi, non rientrano in questo gruppo ristretto.

L’esperimento dell’Università di Toronto

Uno studio condotto su una colonia di beagle dell’Università di Toronto, che metteva a confronto esemplari giovani e anziani, ha documentato con precisione questo comportamento. I cani reagivano al riflesso saltando, abbaiando, cercando di “acchiappare” l’altro beagle nello specchio, per poi disinteressarsene gradualmente nel tempo. Un comportamento tipico di chi ha scambiato il riflesso per un consimile reale, non per sé stesso.

I beagle sono autocoscienti?

Ma fallire il test dello specchio significa davvero mancare di autocoscienza? Qui entra in gioco una critica ormai condivisa da gran parte della comunità scientifica: il test è stato costruito su misura per animali fortemente visivi, come i primati, mentre il cane – quindi il beagle -costruisce la propria identità soprattutto attraverso l’olfatto, di gran lunga il senso dominante nella sua vita cognitiva.

Partendo da questa osservazione, l’etologa Alexandra Horowitz ha sviluppato quello che è stato ribattezzato specchio olfattivo. Ha esposto i cani al proprio odore di urina e a quello di altri esemplari, notando che gli animali si soffermavano più a lungo proprio sul proprio odore quando questo veniva leggermente modificato, un comportamento che ricorda da vicino quello degli animali che toccano il segno davanti allo specchio.

Il risultato suggerisce che il beagle possieda una forma di autoriconoscimento reale, semplicemente costruita attraverso il naso anziché gli occhi. Non è un caso da poco per una razza che vive letteralmente immersa negli odori, capace di distinguere il proprio dagli altri con estrema precisione.

Fallire uno specchio visivo, quindi, non equivale affatto a fallire il concetto stesso di “sapere chi si è”: significa solo che, ancora una volta, il beagle preferisce capire il mondo (e sé stesso) annusando, piuttosto che guardando.

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